Relais Piazza Garibaldi

Oasi di Ninfa – Cisterna

Transitando sulla strada pedemontana dei Volsci-Lepini, tra Cori e Sermoneta, proprio quando si arriva sotto l’alta rupe dell’antica Norba (non lontano dall’Abbazia cistercense di Valvisciolo), si resta piacevolmente sorpresi dalla pittoresca situazione che si presenta ai nostri occhi: una torre medioevale che si rispecchia nel piccolo laghetto dalle acque scure perennemente immote ci avvisa che stiamo sfiorando Ninfa. Questa città morta medioevale, racchiusa in un bel Parco Naturalistico, è nella proprietà della Fondazione Caetani. Varcando il cancello della tenuta in cui sorgono le rovine ci si rende conto che esse sono soltanto uno dei motivi di attrazione di questo luogo, amorevolmente curato e valorizzato.

AMBIENTE E STORIA
Ci troviamo nella zona dove la piana pontina lambisce i molti lepini, una trentina di chilometri a Nord-Est di Latina (il capoluogo della Provincia Pontina) e siamo, quasi a perpendicolo, sotto la rupe che ospita le rovine dell’Antica Norma. La tenuta in cui sono racchiuse le Rovine di Ninfa occupa una vasta superficie, quasi tutta coperta da varie specie botaniche, anche rare, che crescono rigogliose in questo particolare aombiente ricco di acque (si rammenta che siamo ai bordi delle ex Paludi Pontine).
Fonti classiche riferiscono che in questo territorio, al tempo dei Romani, c’era un tempio dedicato alle nnfe e probabilmente da ciò derivava il nome dell’abitato che qui si sviluppò nell’ VIII sec. d.C..
In quel tempo, precisamente nel 741 d. C., Papa Zaccaria era entrato in possesso delle terre cedute alla chiesa da Costantino V Copronimo, Imperatore di Bisanzio.
Il luogo dove sorse la nuova città era pregevole perché, pur godendo dell’abbondanza di acque, era rialzato rispetto alle vicine paludi ed attraversato dalla strada che conduceva a Velletri e Terracina, sostituendo la Via Apppia in quanto (correndo lungo la base dei Monti Volsci-Lepini) permetteva di aggirare i minacciosi acquitrini della pianura bassa.
Il luogo fu fortificato sia per difesa dalle scorrerie dei Saraceni (e non solo di essi) sia per il controllo del transito di persone e mercanzie (che venivano puntualmente assoggettate a pedaggio). Ovviamente luoghi ghiotti come questo furono oggetto di contesa da parte delle famiglie nobili del Basso Lazio: intorno al mille, Ninfa si trovò nelle proprietà dei Conti di Tuscolo per poi essere dei Frangipane (i proprietari del Castello di Torre Astura, nel vicino mare di Nettuno, famiglia sinistramente passata alla storia per aver tradito il giovane Corradino di Svevia, appena scampato alla sconfitta di Tagliacozzo).
Il 20 settembre 1159 a Ninfa venne incoronato Papa Alessandro III (che decretò di attribuire alle sette chiese della città il nome delle principali chiese romane). Ma, essendo avvenuta fuori delle mura di Roma, questa elezione scatenò le ire di Federico I Barbarossa che, appena potè, distrusse Ninfa e la vicina Cisterna (si rammenta che la Lega Lombarda – in lotta con il Barbarossa – aveva dedicato a quel Papa la sua nuova città: Alessandria).
Ninfa venne ricostruita e, dopo vari passaggi – pervenne nel 1297 alla famiglia Caetani, al tempo in cui Benedetto Caetani diventava Papa col nome di Bonifacio VIII, figura centrale del Papato (e della Divina Commedia).
Fu questo il periodo di maggior splendore di Ninfa e vennero costruiti Palazzi, Chiese e nuove fortificazioni, tra cui l’alta torre che si specchia nel laghetto (il quale faceva parte di un’opera di regolazione delle acque defluenti verso le Paludi).
Successivamente i due rami principali dei Caetani (quello che faceva capo alla vicina Sermoneta e quello di Fondi) entrarono in feroce contesa fra loro fino a che Onorato, Conte di Fondi, distrusse definitivamente, incendiandola. Correva l’anno 1381 e così la città finì completamente in balia della malaria e fu abbandonata per sempre.

LA CITTÀ MORTA E L’OASI OGGI
Lo scrittore – viaggiatore Gregorovius, a metà ottocento nel suo libro ‘Passeggiate per l’Italia’, dedica a questo luogo ben cinque pagine che iniziano con ‘Ecco Ninfa, leggiadra città in rovina, con mura, chiese, torri, conventi e abitazioni affondate nella palude e sepolte da fitta edera. In verità, questa città è più attraente della stessa Pompei dalle case simili a mummie devastate dalla cenere vulcanica che un tempo le coprì. Su Ninfa ondeggia un olezzante mare di fiori; ogni parete, ogni muro, ogni chiesa è rivestita di edera, su tutte le rovine garrisce la bandiera purpurea della trionfante divinità Primavera.’
Oggi in verità non tutto è esattamente come al tempo di Gregorovius e del Grand Tour, ma questo resta un luogo di grande interesse, anche se le comitive di turisti (ammessi solo in determinate stagioni, ma pur sempre numerosi) gli tolgono il fascino della scoperta e la suggestione del silenzio dei tempi passati. Tutto il parco-giardino, il Palazzo Caetani e il Palazzo di Città sono tra le cose meglio conservate (o restaurate, dopo secoli di abbandono, grazie all’appassionata opera iniziata nel 1920 da Gelasio Caetani). Recentemente la proprietà di questo luogo è stata conferita alla Fondazione Roffredo Caetani.